venerdì 4 marzo 2016

Gli strumenti finanziari del trading

Che cos'è il trading finanziario

Il trading finanziario è un'attività per ottenere profitti elevati sfruttando opportunamente i movimenti naturali dei mercati finanziari.I mercati finanziari su cui si può fare trading sono tanti: il forex, il mercato azionario, le commodity e il bitcoin.

Scopo del sistema di trading è quello di generare una strategia che sia nel medio-lungo periodo profittevole per l’investitore. Inoltre è importante sottolineare che un sistema di trading non è (necessariamente) uno strumento previsivo. Ad esempio si può pensare ad un sistema di trading che per quanto riguarda l’operazione singola, non dia risultati migliori di quelli ottenibili con il lancio di una moneta: 50% di probabilità di vincita e 50% di probabilità di perdita. Se però il sistema fosse studiato in modo tale da produrre nel tempo, e sulla base di un suo uso ripetuto, perdite limitate e vincite ampie, il risultato nel medio-lungo periodo sarebbe di sicuro interesse. In questo caso, il sistema non avrebbe alcuna capacità previsiva, ma sarebbe comunque profittevole.

Che cosa sono gli strumenti finanziari

Gli strumenti finanziari sono titoli acquistabili e vendibili su un mercato da parte di un risparmiatore privato o di un investitore qualificato, che offrono dei guadagni potenziali o reali in ragione del loro grado di rischio. Più uno strumento finanziario è rischioso, più il suo guadagno o la relativa perdita tende a crescere.

Gli strumenti del mercato finanziario si dividono in:

strumenti di debito ( strumenti di mercato monetario e obbligazioni)
strumenti di capitale azionari
- strumenti derivati

Si fornisce ora una definizione giuridica degli strumenti finanziari (D.L415/96; TUIF 1998):

- azioni, obbligazioni, titoli di Stato e altri titoli rappresentativi di capitale di rischio o di debito negoziati sul mercato dei capitali (mercato finanziario)
- quote di fondi comuni di investimento
- titoli negoziati sul mercato monetario
- qualsiasi altro titolo negoziato che permetta di acquisire uno dei precedenti strumenti e i relativi indici
- i contratti derivati (future, swap, option)
- le combinazioni degli strumenti suddetti

In particolare all'interno delle classi di investimento esistono strumenti finanziari a basso rischio quali ad esempio i pronti contro termine, i titoli di Stato a breve scadenza, o i certificati di deposito, e gli strumenti finanziari ad alto rischio quali i derivati come i future, le opzioni, i covered warrant ed altri prodotti strutturati aventi anche un elevato grado di volatilità. 
All'interno di una specifica classe di investimento per gli strumenti finanziari esistono poi, allo stesso modo, diversi livelli di rischio. Ad esempio, parlando di obbligazioni sono di norma più sicure le obbligazioni statali rispetto a quelle societarie.

L’utente che effettua compravendite di questi strumenti è chiamato trader, che oltre a spostarsi tra le diverse borse valori e diversi mercati in nome proprio, può anche effettuare scelte autonome basandosi su strumenti di analisi. Il trader è di solito un professionista, un piccolo investitore o uno speculatore. 

Conoscere tutti gli strumenti è fondamentale, poiché ogni strumento finanziario ha un suo rischio implicito e combinare due diversi strumenti finanziari tra loro può essere pericoloso.

I Pronti contro Termine

I pronti contro termine (PCT o p/t) sono contratti nei quali un venditore (generalmente una banca) cede un certo numero di titoli a un acquirente e si impegna, nello stesso momento, a riacquistarli dallo stesso acquirente a un prezzo (in genere più alto) e ad una data (termine) predeterminati (a quella data l’acquirente deve avere i titoli pronti). L’operazione consiste, quindi, in un prestito di denaro da parte dell’acquirente e un prestito di titoli da parte del venditore.
Questo tipo di operatività è stata introdotta in Italia nel 1979. La durata del contratto è collocata nel breve termine (in media 1-3 mesi, raramente fino a un anno). I titoli sottostanti sono, di solito, titoli di Stato o titoli monetari.

I Titoli di Stato

I titoli di stato sono obbligazioni emesse da uno Stato sovrano. L’emissione di titoli di stato da parte di una nazione è finalizzata a rifinanziare il debito pubblico esistente, ma anche a reperire risorse per investimenti in infrastrutture ed in generale per la copertura delle spese a partire dagli stipendi da pagare ai dipendenti del pubblico impiego.
Più uno Stato è giudicato solvibile, minori saranno i tassi di interesse che dovrà pagare agli investitori che acquistano le tranche di titoli del debito pubblico collocate sul mercato. 

In Italia ad emettere i titoli di stato è il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso un apposito calendario programmato di aste. 

Sono titoli di stato italiani a tasso fisso i Bot, i Btp e i Ctz, mentre sono titoli di stato a tasso variabile i Cct ed i Ccteu – Certificati di Credito del Tesoro indicizzati al tasso euribor.


ETF
ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento con due principali caratteristiche:
  • è negoziato in Borsa come un’azione;
  • ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva.
Un ETF riassume in sé le caratteristiche proprie di un fondo e di un’azione, consentendo agli investitori di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti:
  • diversificazione e riduzione del rischio proprie dei fondi;
  • flessibilità e trasparenza informativa della negoziazione in tempo reale delle azioni.
Date le sue caratteristiche, l’ETF si presta a varie modalità d’impiego: investimento di medio / lungo termine, trading anche di tipo intraday e vendita allo scoperto al fine di prendere una posizione ribassista sull’indice benchmark. La possibilità di diversificare facilmente il portafoglio, la precisione con cui viene replicato l’indice benchmark e i bassi costi di gestione fanno si che l’ETF sia particolarmente adatto anche alla costruzione di un piano di accumulo (PAC) attraverso versamenti periodici, anche di piccola entità, effettuati dai singoli investitori.
Non deve invece essere dimenticato che gli ETF sono ovviamente esposti al rischio che le azioni, le obbligazioni e gli altri strumenti in cui è investito il loro patrimonio perdano valore.

ETFs (ETF strutturato)

Gli ETF strutturati sono degli OICR cioè dei fondi o delle Sicav negoziabili in tempo reale come delle azioni gestiti con tecniche volte a perseguire rendimenti che non sono solo in funzione dell’andamento del mercato a cui fanno riferimento, ma che possono essere volte:
  • a partecipare in maniera più che proporzionale all’andamento di un indice (ETF a leva)
  • a partecipare inversamente ai movimenti del mercato di riferimento (ETF short con o senza leva)
  • alla protezione del valore del portafoglio pur partecipando agli eventuali rialzi dell’indice di riferimento (ETF protective put)
  • alla realizzazione di strategie d’investimento più complesse come ad esempio la strategia cosiddetta buy-write o covered call che prevede l’assunzione di una posizione lunga sul benchmark e la contestuale vendita di un opzione call sull’indice stesso con strike out of the money del 5%
L’elemento che accomuna gli ETF strutturati agli ETF è la politica d’investimento che si può sinteticamente definire “passiva” in considerazione del fatto che una volta definito il modello matematico in base al quale il patrimonio sarà gestito, la discrezionalità lasciata al gestore è limitata. Come per gli ETF, le quote possono essere create e riscattate continuamente da parte degli intermediari autorizzati (authorised participant), assicurando che il prezzo di mercato sia sempre allineato al NAV del fondo (di conseguenza il rischio di acquistare un ETF a premio o di venderlo a sconto è ridotto, tuttavia questo rischio non può essere eliminato) e garantendo che l'ETF strutturato sia tanto liquido quanto il mercato di riferimento.

LE OPZIONI
Le opzioni sono contratti di Borsa che offrono al titolare il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare (opzioni “call”) o vendere (opzioni “put”) una data quantità di una attività finanziaria sottostante (titoli, indici, valute etc…)a un prezzo di esercizio chiamato “strike”  a una data specifica o entro tale data. Nel caso l’opzione possa essere esercitata solamente alla scadenza, questa viene detta “europea”, se invece il possessore ha il diritto di esercitare l’opzione per tutto il tempo che intercorre tra la sottoscrizione dell’opzione stessa e la sua scadenza, l’opzione è detta “americana”. Proprio la facoltà di acquistare/vendere il sottostante solo se conviene al titolare , senza quindi esserne obbligati , è il tratto caratteristico delle opzioni nell’universo dei derivati.
Opzioni CALL
Garantisce al possessore il diritto di ricevere a scadenza (o entro la scadenza) e ad un prezzo prefissato il sottostante, oppure quando non possibile (ad esempio per opzioni su indici) il corrispettivo in denaro. Ovviamente l’esercizio avrà senso solo se il prezzo del sottostante sarà superiore allo strike ed il profitto realizzato sarà pari alla differenza tra il prezzo di mercato e lo strike.




L’asse orizzontale del grafico indica il prezzo del sottostante: verso destra vi è un aumento di prezzo, verso sinistra, cioè verso l’origine degli assi, i prezzi calano.
L’asse verticale indica invece i profitti (o le perdite) dell’acquirente dell’opzione.

Questo strumento risulta ottimo per coloro i quali vogliono scommettere sul rialzo del mercato senza correre il rischio.



La massima perdita possibile in caso di call è data dalla somma tra il premio e le commissioni pagate, mentre il guadagno è teoricamente illimitato.


Opzioni PUT
Garantisce al possessore il diritto di vendere a scadenza il sottostante ad un prezzo prefissato. In questo caso l’esercizio avrà senso solo se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike; il profitto realizzato ammonterà alla differenza tra lo strike e il prezzo di mercato.


La Put è uno strumento che permette di guadagnare se il mercato scende. Il compratore di opzioni put vuole scommettere sul ribasso del mercato senza i costi né le perdite subite se il mercato va in direzione opposta a quella sperata.


Inoltre è spesso utilizzata da chi desidera proteggere il proprio portafoglio da ribassi del mercato. Acquistare un titolo e la relativa put garantisce di ottenere i guadagni in conto capitale sul titolo in caso di mercato in salita e al tempo stesso di evitare di perdere se il mercato dovesse scendere. Infatti in questo secondo caso le perdite sul titolo verrebbero bilanciate dall'apprezzamento dell’opzione.


In questo caso il massimo guadagnato è dato dal premio pagato dall’acquirente e dalle commissioni, mentre la possibile perdita è illimitata.



Profilo di perdite e profitti per il venditore delle opzioni



Mentre l’acquirente di opzioni a scadenza (o entro la scadenza per le opzioni americane) ha la facoltà di non esercitare il diritto (e da qui deriva il limite alle perdite che si possono subire) il venditore ha sempre l’obbligo di onorare l’impegno che l’opzione che ha scritto prevede.




Dal momento che l’acquisto della call ha un costo, il grafico del payoff (quando e in che misura si fanno utili o perdite) della call ha partenza in territorio negativo. In caso di ribasso dei prezzi, il valore della call tenderà a zero e la massima perdita che l’investitore sosterrà sarà il premio pagato.


Il profitto fisso iniziale (il premio incassato) va diminuendo all’aumentare del prezzo del sottostante: il venditore dell’opzione spera dunque che il mercato resti fermo o cali. A fronte di un profitto immediato limitato, la perdita è potenzialmente illimitata.



Nel caso della put, invece, l’erosione del premio iniziale incassato si ha se il prezzo del sottostante cala: il massimo profitto si avrà se il prezzo resterà costante o salirà. Anche per il venditore della put il profitto sarà limitato, mentre la perdita “quasi” illimitata (il sottostante non può infatti assumere valore negativo, la massima perdita si avrà se questo varrà zero).
I FUTURES
I futures sono contratti che impegnano ad acquistare, o vendere, in una data futura una certa quantità di merce o attività finanziarie ad un prezzo fissato.

Sono contratti a termine standardizzati per poter essere negoziati facilmente in una borsa valori.
La standardizzazione consiste nella definizione del taglio unitario, della scadenza contrattuale e della modalità di negoziazione attraverso la Cassa di compensazione. La peculiarità di essere standardizzati rende questi contratti interscambiabili tra loro. Ciò rende possibile stipulare un contratto  di segno opposto all'originale. In questo modo, verrà evitata la consegna dell'attività sottostante il contratto. L'acquisto di futures corrisponde ad una aspettativa di rialzo dell'attività sottostante; la vendita, invece, sottende un'aspettativa al ribasso. Se le intenzioni fossero speculative, la vendita del futures dovrà essere effettuata prima della scadenza contrattuale; se, invece, le intenzioni sono di coprire un futuro acquisto/vendita della commodity sottostante, il futures permette una copertura senza rischi di oscillazioni del prezzo, e si aspetterà la scadenza prevista per provvedere all’acquisto/vendita della commodity stessa.

Per le loro caratteristiche, i futures sono stati utilizzati allo scopo di ridurre il rischio determinato dall’incertezza sulle quotazioni delle attività oggetto del contratto. Già al momento della stipula dell’accordo infatti, le parti hanno la possibilità di prevedere il futuro impostando le condizioni a termine.
Come mostra il grafico è possibile suddividere i futures in due grandi categorie:
  • Commodity futures se si tratta di acquisto è vendita di merce
  • Financial futures  se si tratta di acquistare o vendere beni finanziari
Il meccanismo che rende i futures degli strumenti potenzialmente capaci di amplificare i benefici, in termini di rendimento, dei capitali investiti è, senza  dubbio, il meccanismo del leverage.
Un investimento fatto su leva consente di investire solo una piccola parte del capitale rispetto al valore complessivo del bene movimentato. Generalmente i valori sono del 5%-10%-20%. Questo vuol dire che se la leva è del 10% e si decide di investire 10.000 euro significa che si movimentano in realtà 100.000 euro. Ovviamente sia i profitti che le perdite sono in rapporto al capitale movimentato. Quindi se la merce aumenta o diminuisce del 3%, significa 3% dell’intero valore movimentato, quindi in questo caso 3000 euro. Qualora la merce aumenti del 3%, avendone investiti 10’000 il profitto sarà del 30%. Questo fa sì che gli investitori possano effettuare operazioni meno costose ma con un uguale fattore di rischio, o di possibilità di guadagno.
Questa caratteristica, unita all’elevata flessibilità di gestione dei futures in termini di negoziazione, ne hanno fatto uno degli strumenti finanziari più utilizzati dagli speculatori.
Il future viene acquistato o venduto allo scopo di guadagnare dai rialzi o dai ribassi del mercato, beneficiando appunto della leva e dei bassi costi. La maggior parte delle operazioni sui futures hanno una durata brevissima, anche intraday. I prezzi pubblici ed ufficiali dei futures derivano dalle contrattazioni in appositi mercati specializzati, con propri organi di controllo e regole di funzionalità. In Italia ad esempio è possibile trattare i futures sull’IDEM (Italian Derivatives Equity Market), il mercato italiano dei derivati azionari.
Sebbene rispetto al passato quello dei futures sia nel complesso un mercato accessibile a tutti, per la sua complessità e rischiosità questo è comunque “riservato” agli investitori istituzionali e qualificati.


Rendimento di un future :

                       Profitto/Perdita  = ∆Prezzi ∙Posizione ∙MoltiplicatoreFuture 

WARRANT

Un warrant è uno strumento finanziario col quale il possessore ha il diritto ma non l’obbligo a sottoscrivere entro una data prestabilita un’altra attività finanziaria a un prezzo prefissato che in gergo viene definito prezzo d’esercizio o ancor meglio in inglese strike price

L’emissione di warrant da parte di una società quotata rappresenta una pratica comune per aumentare il capitale sociale con scadenze differite. Il warrant può essere infatti esercitato per sottoscrivere nuove azioni sulla base di un rapporto prefissato e fino a una specifica data che corrisponde a quella di scadenza del warrant stesso. 

Al pari delle azioni i warrant sono quotati dall’emissione e fino alla loro scadenza su un mercato regolamentato.

Prezzo Bid e prezzo Ask

Ogni strumento finanziario possiede due prezzi: il prezz Bid e il prezzo Ask.
  • Il prezzo bid è il prezzo al quale il dealer è disposto ad acquistare uno strumento finanziario. 
  • Il prezzo ask è quello al quale il dealer è disposto a vendere uno strumento finanziario. 
Il prezzo ask (detto anche offer) è SEMPRE superiore al prezzo bid!

Viene definito best bid  il più elevato prezzo bid presente sul mercato., così come, analogamente, è detto best ask il più basso prezzo ask. La quotazione di mercato che riporta il best bid e best ask disponibili sul mercato è la BBO (Best Bid and Offer)

Con il termine bid-ask spread, invece, si indica la differenza tra best ask e best bid. 
Con riferimento all'operatività del dealer, il bid-ask spread è il margine di profitto lordo dello stesso, che negozia strumenti di proprietà appartenenti al proprio portafoglio (noto come inventory). 


Con riferimento all'investitore, il bid-ask spread rappresenta un costo di transazione implicito (che si differenzia dal principale costo di transazione esplicito, ovvero dalla commissione pagata). 

Il concetto di bid-ask spread è applicabile anche ai mercati ad asta ed è definito con la differenza tra la miglior proposta in vendita e la miglior proposta in acquisto presenti sul mercato.

Nessun commento:

Posta un commento